Mario Schifano

Mario Schifano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mario Schifano

Nato ad Homs, in Libia, nel 1934 da un "onesto impiegato al ministero della pubblica istruzione", Schifano, tornato a Roma con la famiglia, aveva abbandonato la scuola fin da piccolo. "Ho fatto solo la terza elementare", ha sempre dichiarato, con un misto di orgoglio e di malinconia ("Era una forma di masochismo volontario", ha spiegato una volta. "Ma era una necessità: dovevo strappare il cordone ombelicale con la famiglia"). Poi, verso i vent'anni, dopo il servizio militare, cominciò a lavorare con il padre, nel museo etrusco di Valle Giulia. Fu lì che ebbe "la prima sollecitudine verso le cose esterne che mi piacevano: i paletti. Quelli bianchi e neri che i geometri mettono per terra per poi fare i rilevamenti topografici. Verniciavano i paletti, bianco e nero, bianco e nero. Questo mi aveva stimolato... Come all'esterno: semafori, cartelloni che vedevo quando con Tano Festa camminavamo parlando, nel paesaggio urbano".

 

I primi quadri di Schifano furono i celebri monocromi gialli (che molti critici interpretarono come esempi di neodadaismo sull'onda del new dada americano). Ma presto i quadri si cominciarono a riempire di segni tratti dal paesaggio urbano: cartelloni, scritte pubblicitarie, immagini-simbolo, come quella della Coca.Cola , che si allacciavano alla cultura pop. Il pittore, però, ha sempre rifiutato qualsiasi apparentamento troppo stretto con la pop art: "Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art. La pop art la facevano loro e la imponevano, quasi come un fatto politico". Il successo arrivò presto e con il successo anche il denaro. "Nel '62", raccontò, "andai a New York inviato ad una mostra organizzata da Sidney Janes. La mostra si chiamava The new realist show. C'erano tutti: Rauschenberg, Oldenburg, Jasper Johns. Entrai così in un circolo che era anche un circolo d'affari. La società mi rincorreva, e la trappola fu il denaro".

Schifano ha sempre avuto un rapporto ambivalente con il denaro: da una parte l'ha cercato, l'ha usato e ne ha goduto all'eccesso. Dall'altra ha sempre rifuggito il rapporto di sudditanza che il denaro può creare all'artista, sperperandolo a valanghe; e anche finanziando, nei primi anni Settanta, gruppi della sinistra extraparlamentare ("Do denaro a questi ragazzi", diceva. "D'altra parte perché no? Lo guadagno con brutale facilità"). E' questo il doppio volto di Schifano, quello che ne fa in tutto e per tutto un artista maledetto, difficile, controverso, amato e conosciuto da tutti, e nello stesso tempo spesso malvisto e denigrato. Di questo doppio volto fanno parte i numerosi arresti per droga ("Ormai era diventato un gioco", racconta: "Ogni volta che qualche ufficiale della Finanza o della polizia voleva fare carriera, veniva da me e mi arrestava"), ma anche le polemiche fatte in passato sui suoi quadri "dati via per niente" (mentre lui si schermiva: "Non posso darli al prezzo a cui li vendono i mercanti, non me la sento"). Sono le contraddizioni, gli sbalzi caratteriali e le mille facce dell'artista che Goffredo Parise, nel '65, definì "Un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto".

Oggi, che ha 62 anni e un figlio di 11, il puma ha perso forse qualche pelo, ma non l'irruenza, lo scatto, l'imprevedibilità. Ancora adesso, come un tempo, il suo studio è invaso dai televisori perennemente accesi, dagli impianti Hi-Fi, dalle macchine fotografiche sempre pronte a fissare un'immagine, a trasformarla, a riprenderla in mille angolature diverse per farne un quadro. I colori sono stesi, come un tempo, con velocità, senza riflessioni o ripensamenti. Ma i procedimenti diventano, se possibile, ancora più complessi: le immagini non vengono più passate direttamente sulla tela. Prima vengono manipolate al computer. E il computer serve anche per un'altra operazione: collegare lo studio dell'artista con tutto il mondo attraverso internet, la rete delle reti. Chi vuole, già adesso può visitare un'antologia virtuale delle opere dell'artista sul proprio computer di casa ( il sito ufficiale è http://www.kjws.com/schifano). Ma fra qualche settimana sarà possibile collegarsi in diretta proprio con Schifano, grazie ad una telecamera puntata, giorno e notte, al centro del suo studio. L'utopia che l'artista insegue da sempre, di un luogo senza frontiere, aperto a tutte le immagini del mondo, sulle quali ognuno può intervenire liberamente per poi ributtarle, libere, di nuovo nel mondo, si sta forse per avverare.

Mario Schifano (Homs,  20 settembrLibia,e 1934 - Roma, 26 gennaio 1998), fu un pittore ed un artista italiano.

Ritenuto da molti l'esponente di spicco della pop art italiana (sebbene lo stesso Schifano preferiva non essere inquadrato in alcuna corrente artistica), venne considerato l'erede di Andy Warhol.

Insieme ai "pittori maledetti" (Angeli, Festa ecc.) rappresentò un punto fondamentale dell'arte contemporanea italiana ed europea; restano memorabili le sue esibizioni tra centinaia di allievi e appassionati con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici.

Moltissimi dei suoi lavori presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela; l’influenza di Jasper Johns si manifestava nell’impiego di numeri o lettere isolate dell’alfabeto, ma nel modo di dipingere di Schifano possono essere rintracciate analogie con il lavoro di Robert Rauschenberg. In un quadro del 1960 si legge la parola "no" dipinta con sgocciolature di colore in grandi lettere maiuscole, come in un graffito murale.

Genio indiscusso della pittura, ancora oggi le opere realizzate negli anni sessanta restano di incredibile attualità. Tra le opere più importanti vanno ricordate le serie dedicate ai marchi pubblicitari (Coca-Cola ed Esso in primis), ai fiori e alla natura in genere (tra le serie più famose troviamo i "Paesaggi anemici", le "Vedute interrotte", "L'albero della vita" e i "Campi di grano").

Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, riuscì ad elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate. La prolificità dell'autore ha portato alla creazione di un numero impressionante di falsi che hanno inondato i mercati soprattutto dopo la sua scomparsa.

Vicino alla cultura pop e all'ambiente musicale beat, sulla falsariga di Andy Warhol che aveva scoperto e prodotto i Velvet Underground, collaborò con un complesso, Le Stelle di Mario Schifano, che incise un album alla fine del 1967 con una copertina disegnata da lui; inoltre disegno altre copertine per altri gruppi, come l'Equipe 84.

 

 

 

 

        

 

Si ringrazia: www.schifano.org, Wikipedia,

 

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BY F.M. Turrini

Aggiornato il 25/08/07

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