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Simone Lammardo e' nato a Genova. Ha
conseguito il titolo di Maestro d'Arte presso l'Istituto Statale d'Arte
"Walter Gropius" di Imperia nel 2000
IL PIENO E IL VUOTO
di Giulia Airoldi
L’opera di Simone
Lammardo somiglia a un ologramma: come un laser attraversa gli
oggetti, impressiona una superficie e ricrea dimensioni nell’aria,
così la sua pittura cattura un sentimento, ne ripulisce l’essenza
dalle polveri terrestri e lo traspone altrove, nell’assenza di un
non-luogo e un non-tempo.
L’assenza è privazione, artefatta prigione del nulla virtuale,
gabbia magnetica di assi cartesiani che illudono lo spazio e
intrappolano gli uomini come insetti al loro elettrico traguardo. La
luce è d’alluminio, di ferro la spietata logica del sopravvivere.
L’essenza è umana passione, carne viva e vibrante, plastico
titanismo di anima e corpo. La natura resiste ed esulta, riempie e
trabocca, trionfa sugli argini del razionale con tutta la forza
dell’incoerenza; a volte vince ed esplode oltre il guscio, altre
sopporta stoicamente e si nutre di sé, altre ancora soffre e
singhiozza: ma sempre combatte e feconda, celebrando se stessa e il
suo canto di vita.
È un contrasto che fa male, che strappa qualcosa e lascia una fitta,
come il gusto delicato e struggente di un manga giapponese: bellezza
e impotenza, speranza e tristezza, dolcezza e violenza coesistono
complementari in esaltazione reciproca e accendono coinvolgenti
tensioni narrative.
Si vive per combattere la percezione stessa di un nemico
impossibile, si combatte per vivere fino alle lacrime un amore
segretamente sublime, si fuggono con terrore le oniriche anomalie di
sistema, con dolore si nasce e si muore.
Questo impatto del contingente sullo schermo metafisico di una
matrice disumana, questa impronta del fragile moto emotivo
sull’irriducibile flusso del progresso è lettura disincantata delle
contraddizioni del vivere contemporaneo.
Al di là dei giochi, tuttavia, il pensiero si riscalda intorno alla
fede in un principio divino che purifica e addolcisce ogni
antitetica collisione. È l’occhio pulito di un bimbo a far da
sentinella, è il suo piccolo polpastrello incontaminante a cullare
le sorti spirituali di un mondo che è geometrica entropia del
movimento, codice binario di pieni e vuoti.
Il vuoto del nulla e il pieno dell’esistenza.
(Giulia Airoldi)
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