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Pier Paolo Pasolini
Data e luogo di nascita: 5
Marzo 1922, Bologna, Italia
Data e luogo di morte: 2 Novembre 1975, Ostia, Italia
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Si ringrazia L'Istituto LUCE |
Pier Paolo Pasolini
I primi contatti di Pier Paolo Pasolini (1922-1976) con il mondo del
cinema avvengono a Roma, nel 1950, quando scrive sceneggiature per Mauro
Bolognini e Mario Soldati. Il primo film da regista, Accattone lo
realizza nel 1961 descrivendo una borgata romana, un luogo emarginato ma
incontaminato, in cui vivono personaggi che proprio perché dimenticati
da tutti conservano una serie di qualità - grazia interiore, schiettezza
di modi, capacità poetica di sognare il futuro - che il mondo del
benessere ha perduto per sempre. Pasolini segue in particolare il
protagonista, si concentra su ogni sua espressione, mette in evidenza
tutta la sua rozzezza. La sua tecnica non è però quella del
Neorealismo*; il suo cinema, infatti, in questa prima fase che appare
come la trascrizione in immagini dei suoi primi romanzi, guarda più ai
suoi referenti figurativi e culturali, da Masaccio a Piero della
Francesca fino al Pontormo, che non alla tradizione cinematografica.
Ecco perché i suoi primi piani cercano le rughe del volto, le pieghe
scure sulla fronte del protagonista; ecco perché le sue figure sono
tendenzialmente statiche e il loro movimento è affidato più alla musica
di Bach che agli spostamenti della macchina da presa. Il film, come
molti altri di Pasolini, si chiude con una morte che arriva come una
forma di liberazione da una vita sempre uguale a se stessa.
Morirà anche il protagonista di Mamma Roma (1962), un altro
sottoproletario per il quale la madre sognava un futuro
piccolo-borghese; morirà sulla croce - per indigestione - il
protagonista de La ricotta (1963), mentre interpreta, nel film
che si gira all’interno del film, la parte del ladrone accanto al
Cristo; moriranno su un mucchio di rifiuti i due burattini (Totò e
Ninetto Davoli) di Che cosa sono le nuvole (1967), nell’istante
stesso in cui cercano di evadere dal palcoscenico, spazio-simbolo della
loro costrizione. E in fondo si tratta sempre dello stesso personaggio:
un sottoproletario che, nel primo caso, soccombe di fronte alla società
del benessere, nel secondo perisce realmente e per quello che è (un
povero disperato che non ha di che mangiare), in contrasto con la
finzione cinematografica che si concentra sulla morte di Cristo,
nell’ultimo infine viene sconfitto nel momento in cui esce dalla
metaforica condizione di emarginazione, pur se confortato dalla visione
delle nuvole, inedita per i burattini.
Con una morte si chiudeva anche Uccellacci e uccellini (1966),
sebbene non vedesse coinvolti i protagonisti principali - un padre e un
figlio che girano per il mondo animati da grandi ideali - ma un
insopportabile “corvo marxista”, metafora di un momento difficile della
sinistra italiana che, dopo la morte di Togliatti, avvenuta nel 1964 e
che chiudeva un’epoca e una strategia politica, si trovava in pieno
periodo di riflessione. Negli stessi anni, sugli stessi presupposti,
nascevano anche I sovversivi di Paolo e Vittorio Taviani,
Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci, Condizionamenti
sociali, vicende di , I pugni in tasca di Marco Bellocchio e,
con una coscienza già proiettata verso il ‘68, La Cina è vicina
di Marco Ferreri.
Fu proprio il periodo della contestazione giovanile a determinare una
pausa nella produzione di Pasolini che gli servirà per elaborare una
nuova teoria del linguaggio cinematografico. Tale teoria propugnava
innanzitutto la fine dello schema naturalistico che aveva caratterizzato
il cinema italiano dal dopoguerra in poi, a vantaggio di una scrittura
filmica che mettesse in mostra la presenza della macchina da presa, che
rendesse visibile l’operazione tecnica che genera l’immagine. Questa
“presenza” della macchina da presa e del regista che la muove avrebbe
caratterizzato il cinema immaginato da P. in senso poetico, la cui
“metrica” era fornita dal “verso” del piano-sequenza.
Pasolini condensa il frutto di queste intuizioni in Teorema
(1968) e Porcile (1969), in cui raggiunge notevoli risultati dal
punto di vista figurativo per costruire due difficili metafore della
realtà offuscata ormai da un cieco pessimismo: l’Italia gli appare
dominata da un nuovo potere che tende ad omologare tutte le classi
sociali al modello piccolo-borghese. La realtà contadina e
precapitalistica che egli aveva mitizzata - conosciuta dapprima nelle
forme del paesaggio friulano e ravvisata poi nei modi di vita delle
borgate romane - è ormai scompara; per trovare spazi “immacolati”
bisogna volgere lo sguardo verso il Terzo Mondo, verso quelle direzioni
che già indicavano i cartelli stradali del finale di Uccellacci e
uccellini: Istanbul Km. 4.253, Cuba Km. 13.257.
Tradotto nelle cifre del suo cinema, tutto questo significa sconfitta,
incapacità di comprendere il presente e le sue novità: Edipo re
(1967) e Medea (1970) sono l’espressione della crisi di una
personalità che, accantonato lo spirito rivoluzionario, cerca di fuggire
dalla realtà spinto da un sentimento tragico della vita.
Da questi territori lontani Pasolini combatte le sue ultime battaglie
contro i tabù sessuali, armato unicamente delle leggi della natura che,
nella sua visione, raggiungono la purezza solo se liberate dai vincoli
educativi e religiosi e dopo aver dato sfogo ai piaceri del sesso. Sono
gli argomenti che ispirano la cosiddetta “trilogia della vita”:
Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il
fiore delle mille e una notte (1974).
Ma sarà una battaglia tragica che Pasolini si accorge di aver perso già
nel momento in cui prende atto che anche le cose a lui più care, il
mondo che più amava, è compromesso con la società borghese sempre più
imperante: una visione senza futuro che, venata da violenza e sangue,
rappresenterà in Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), il suo
ultimo film considerato da molti come un vero e proprio testamento.
Il film uscirà dopo la sua morte, avvenuta la notte fra il 1 e il 2
novembre del 1975.
Pier Paolo Pasolini
Padre nostro che sei nei cieli
Ascolta !!
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Pasolini assassinato a Ostia..
L'omicida (17 anni)
catturato confessa..
Il corpo straziato dello scrittore
ritrovato su uno spiazzo a duecento
metri dal mare.
di Ulderico Munzi
"Corriere della Sera", 3
novembre 1975
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