Vincent van Gogh a 19 anni

 

Vincent van Gogh a 13 anni

 

Vincent van Gogh
Tanto geniale quanto incompreso, dipinse una grande quantità di quadri divenuti famosi solo dopo la sua morte suicida. Celebri i suoi paesaggi, i fiori (in special modo i girasoli, la cui serie di dipinti lo ha fatto conoscere in tutto il mondo) e gli autoritratti. Un museo a lui dedicato, il Van Gogh Museum, si trova ad Amsterdam.

Biografia

Van Gogh nasce a Groot-Zundert, un villaggio olandese, il 30 marzo 1853 da Theodorus van Gogh, pastore protestante, e da Anna Cornelia: primo di sei fratelli, dopo la morte del primogenito della famiglia, che portava il suo stesso nome, e che morì alla nascita esattamente un anno prima di lui; Vincent ricorderà sempre la tomba dietro casa, su cui trovava iscritto il suo stesso nome. Vincent ha un' infanzia turbata, anche a causa dell'apprensione dei genitori, e la sua vita è un cammino di insuccessi esistenziali e sociali. Nel 1857 nasce il fratello Theodorus, chiamato Theo, che avrà una grande importanza nella sua vita.

Dal 1861 al 1868 frequenta la scuola del paese; poi un collegio di Zevenvergen dove impara il francese, l'inglese e il tedesco e apprende l'arte del disegno. Nel 1869 inizia a lavorare in una bottega d'arte all'Aja fondata da suo zio Vincent; passa il tempo libero leggendo molto e visitando musei, inizia una corrispondenza con il fratello Theo (lettere che molto serviranno a una ricostruzione della sua vicenda umana) e trascorre le vacanze dai genitori al paese natale. Gli anni che seguono segnano per Van Gogh un continuo viaggio da una filiale all'altra della bottega d'arte dello zio, trasferimenti che lo porteranno a Bruxelles, Londra e Parigi. Una sua opera di questo periodo è Esterno di un caffè di notte.

Nel 1876 si licenzia definitivamente e parte per un paese vicino a Londra, Ramsgate: qui lavora come insegnante supplente ricevendo in cambio solo vitto e alloggio.Abitazione che viene rifiutata, preferendo condividere la poverta' dei minatori vivendo con loro. Diviene anche aiuto predicatore e tiene un primo sermone: vorrebbe dedicare la sua vita alla religione, ma durante una visita ai genitori, questi restano colpiti dalle condizioni precarie del figlio e non vogliono che riparta per Londra.

Lo zio Vincent gli trova così un altro lavoro come commesso in una libreria di Dordrecht. Vive da solo e frequenta la chiesa locale traducendo passi della Bibbia; convince il padre a lasciarlo frequentare una scuola per predicatore ma, non essendo ritenuto idoneo all'insegnamento, deve interrompere gli studi diventati per lui troppo pesanti.

Nonostante tutto, nel 1879 lavora come predicatore laico nelle miniere di carbone a Wasmes, nel Borinage, dove realizza i primi schizzi raffiguranti minatori all'opera. Vive in estrema povertà ed è turbato dalle condizioni in cui si trovano i minatori, che aiuta per come può; questo però infastidisce i suoi superiori che lo licenziano, ritenendolo ancora una volta inadatto e privo di talento.

Van Gogh prosegue la sua vocazione senza ricevere compenso: vive in grandi ristrettezze ma continua a leggere molto e a disegnare; in questo periodo avranno inizio i suoi improvvisi ed incontrollabili scoppi di collera, sia aggressiva che autodistruttiva, destinati a peggiorare gradatamente con il corso degli anni.

Il fratello Theo lo critica per come conduce la sua vita e Vincent interrompe i rapporti con lui per poi riprenderli solo un anno dopo.

Il 27 luglio del 1890 si presenta alla coppia proprietaria della locanda in cui vive. Sta molto male e confessa di essersi sparato un colpo di rivoltella in un campo accanto al cimitero nei pressi di Auvers-sur-Oise mentre dipingeva la sua ultima opera. Morirà il 29 luglio e verrà sepolto il giorno dopo in quello stesso cimitero. Al funerale parteciperanno il fratello Theo, il dottor Gachet e molti amici artisti; la bara è ricoperta di girasoli. Pochi mesi dopo, il 25 gennaio 1891, muore, ricoverato in clinica psichiatrica, anche il fratello Théo. Solo molti anni dopo la sua morte la famiglia si decise ad ammettere che Théo era affetto da sifilide, al cui decorso sono da ricollegarsi i deliri e le allucinazioni che perseguitarono gli ultimi anni di vita di Théo. Quando si parla di Van Gogh, si parla anche della dicotomia genio-follia; indicando in quest'ultima il motore della pittura originale, unica dell'artista. Sono mille le congetture di malattia, tutte basate su ipotesi fatte a posteriori: chi prende spunto dalla biografia, parla di un incrudelirsi della malattia venerea, o addirittura di una possibile ereditarietà dal padre di sifilide, oppure di schizofrenia, depressione, etc. Chi prende spunto dalla sua arte, vede nei suoi quadri spiraleggianti, delle caratteristiche comuni a mille altri pazienti affetti da malattie degenerative del cervello. Con i mezzi attuali, ogni supposizione è possibile, perciò nessuna è unica e veritiera. Ciò che è permesso dire, è che l'arte di Van Gogh è illuminante, e la sua figura, magra piccola e solitaria nella carne, si staglia in realtà gigantesca e poderosa nella storia dell'arte e dei sentimenti umani.

 

 

 

 

Si ringrazia: Wikipedia, Vincent van Gogh

 

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BY F.M. Turrini

Aggiornato il 25/08/07

 

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